Revisione della protesi d’anca: quando è necessaria?

Quando l’impianto di una protesi d’anca non ha successo, evento piuttosto raro, è necessario intervenire chirurgicamente per rimuoverla e sostituirla con una nuova.

La revisione di protesi è in assoluto uno degli interventi più difficili di tutta la chirurgia ortopedica.

Le principali cause che portano a questo tipo di intervento sono:

  • mobilizzazione della componente acetabolare e/o femorale, in seguito al fallimento dell’interfaccia osso protesi o alla liberazione di detriti legati al deterioramento delle superfici di scorrimento delle componenti protesiche;
  • instabilità articolare legata ad un non corretto impianto della protesi;
  • infezione.

Revisione dell’acetabolo

“La revisione dell’acetabolo è una situazione complessa, che impone al chirurgo una valutazione doppia. Da una parte, deve seguire i metodi ed i tempi dettati dalla ricerca di base e dalla sperimentazione clinica, dall’altro dev’essere in grado di adattarsi alla situazione, e la sua abilità e sensibilità di capire come ottenere un impianto stabile e duraturo nel tempo per il bene del paziente.”

La radiografia A-P del bacino è lo strumento migliore per il chirurgo al fine di valutare correttamente e non tralasciare alcun aspetto della procedura ricostruttiva.

La qualità della ricostruzione ossea e la sua longevità dipendono dall’abilità del chirurgo nel rimuovere le componenti che presentano una situazione di “distruzione ossea”, nel valutare e stimare i difetti ossei alla base e nel ricostruire un acetabolo protesico che sia meccanicamente valido.

Per questo è fondamentale un accurato planning pre-operatorio.

Revisione del femore

L’uso di protesi totali d’anca non cementate è stato pensato per ridurre il problema dello scollamento.

Le protesi attualmente disponibili durano circa 15 anni e molto dipende dal peso corporeo e dal livello di attività fisica del paziente, fattori che sembrano incidere in modo determinante sulla durata dell’impianto.

Infezione della protesi

Qualsiasi protesi che causa dolore dovrebbe essere considerata infetta, fino a quando non viene trovata un altra causa.

La diagnosi di infezione spesso non è chiara, purtroppo infatti accade spesso che vi sia un’infezione attiva nell’articolazione anche in presenza di valori normali. Quindi, è consigliabile sottoporre il paziente ad una scintigrafia con leucociti marcati, molto affidabile nel determinare la presenza di infezione.

Nei limiti del possibile, non è consigliato somministrare al paziente antibiotici preoperatori fino a quando non siano stati ottenuti, durante l’intervento, campioni di liquidi e/o di tessuti per colture/antibiogramma e colorazioni Gram. Questo processo ha l’obiettivo di identificare il batterio alla base dell’infezione e scegliere l’antibiotico più idoneo per contrastarlo.

In caso di esito positivo, è consigliato l’intervento di espianto della protesi e successivamente il posizionamento di uno spaziatore in cemento o l’applicazione di una trazione per impedire la retrazione dei tessuti molli.

A seguito di un ciclo antibiotico di 6 settimane per via endovenosa ed in presenza di un titolo antibatterico di almeno 1:8, si può nuovamente procede al reimpianto della protesi.

In caso di batteri particolarmente virulenti l’intervento dovrebbe essere differito a 6 mesi.